Ovviamente i requisiti necessari per l’ ottenimento di un prestito sono variabili e dipendono dall’ente cui si richiedono e dalla tipologia di prestito che viene richiesta.

I requisiti minimi.

Per linee generali possiamo dire che esistono dei requisiti minimi per l’ottenimento di un prestito, e li enumeriamo di seguito:

  1. Essere maggiorenni e non aver compiuto il settantesimo anno di età (alcuni istituti di credito ed alcune società finanziarie spostano un po’ in avanti questo limite massimo, giungendo fino al compimento del settantacinquesimo anno d’ età);
  2. Essere titolari di un reddito che sia comprovabile mediante la presentazione di documentazione “certa”;
  3. Essere residenti in Italia (certi istituti di credito e certe società finanziarie richiedono la residenza nel territorio italiano “da almeno un certo numero di anni”);
  4. Possedere un conto corrente bancario (alcune forme di prestito, quelle normalmente rimborsabili anche con bollettini postali, spesso rendono non vincolante questo requisito, anche se generalmente è considerato un elemento a favore).

La valutazione del rischio.

Resta inteso, poi, che ogni singolo istituto di credito (e/o società finanziaria) avrà facoltà di valutare autonomamente e a seconda della propria politica di valutazione del rischio la fattibilità o meno del prestito, non trascurando di valutare se il soggetto richiedente è affidabile da un punto di vista creditizio.

Per quanto concerne le politiche di rischio di ogni singolo istituto di credito o società finanziaria, occorre specificare che essa si fonda su concatenazioni statistiche e serve a tenere sempre sotto un livello predeterminato l’ ammontare dell’insolvenza totale nei confronti dell’istituto /società. Per quanto concerne, invece, la valutazione della possibilità di rimborso da parte del soggetto richiedente il prestito, in genere la valutazione tiene in considerazione la proporzione corrente tra l’ ammontare di ogni singola rata mensile ed il totale degli emolumenti (o di qualsiasi altra forma di reddito dimostrata) a disposizione del richiedente, tenendo presente che il rapporto massimo (in genere, ma questo è un dato che può essere rivisitato da ogni singolo ente erogante) che viene tollerato è sovente il trenta percento, nel senso che la rata da pagare all’ ente creditore non deve superare il trenta percento degli “introiti” mensili del richiedente il prestito. Una nota di merito va anche all’assegno sociale, o anche chiamata pensione sociale, utilissimo nel caso in cui il coniuge non raggiunge un reddito utile ad una vita dignitosa.

 

CRIF (Centrale Rischi)

Normalmente gli istituti di credito e le società finanziarie consultano poi anche un rapporto riguardante il richiedente fornito dalla Centrale Rischi Finanziari (CRIF) nel quale verrebbe annotato ogni eventuale mancato rimborso o anche semplice ritardo nel rimborso riguardante eventuali prestiti precedentemente ottenuti.

In merito a questa piccola nota sull’eventuale presenza di note negative in CRIF, ricordiamo, comunque, che in alcuni casi è possibile ottenere un prestito anche se si è “segnalati “ in CRIF: se il prestito richiesto è secondo la formule della “cessione del quinto”, l’ente creditore ha le garanzie necessarie (la trattenuta in busta paga ed il fatto che la rata ammonta ad una cifra comunemente ritenuta “possibile” per il richiedente) per la restituzione del debito e quindi probabilmente concederà il prestito. E’ opportuno però sottolineare come questa formula di prestito, la cessione del quinto dello stipendio, sia assoggettata a tassi di interesse più elevati rispetto ad altre forme di prestito.